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V Congresso Nazionale ISSE
 
 
   
 

Autorità, Invitati, Speakers, Colleghe, Colleghi,

Desidero ringraziare le Autorità per averci onorato della loro presenza, che dona lustro a questo quinto Congresso Nazionale della nostra Società. Una Società giovane, con soli cinque anni di vita, ma che ha saputo raggiungere già importanti traguardi. Ciò, prevalentemente per merito del primo Presidente, il Professor Pasquale Spinelli, e del secondo Presidente, il Prof. Lorenzo Norberto. In ugual misura, grande importanza ha avuto chi ci ha incoraggiato a fondare questa Società. Mi riferisco alla Società Italiana di Chirurgia, all’Associazione dei Chirurghi Ospedalieri Italiani, al Collegio dei Professori Ordinari di Chirurgia, alla Società Italiana di Chirurgia Endolaparoscopica. Ma, soprattutto, mi riferisco al Prof. Davide D’Amico e al Prof. Claudio Cordiano, che con la loro incrollabile fiducia in questa disciplina ci hanno spronato a costituire l’ISSE ed hanno garantito la loro costante presenza nei momenti cruciali della vita di questa Società. A tutti loro va la devozione ed il ringraziamento di questa Associazione, per quanto hanno fatto e fanno, oltre alla riconoscenza per quanto ancora riterranno opportuno fare, perché ne siamo certi, l’ISSE potrà sempre contare sulla loro presenza anche in futuro.

Parlando di traguardi raggiunti, oggi indico qualcosa di più di quanto avrei inteso qualche tempo addietro. Sono reduce, infatti, dal Congresso della Società Tedesca di Endoscopia, che si è tenuto in marzo a Stoccarda, e dal Congresso della Società Austriaca di Chirurgia, che si è tenuto alla fine della settimana scorsa a Vienna, nella Hofburg, la splendida residenza imperiale. In entrambi ho tenuto una lettura in tedesco sulla competenza del chirurgo nella pratica endoscopica e sullo stato dell’arte dell’endoscopia chirurgica in Italia. Ciò che mi ha colpito è stato l’interesse che l’argomento ha suscitato nei presenti. Ma, soprattutto, sono rimasto piacevolmente sorpreso quando ho scoperto quale grande prestigio questa Società vada conquistandosi in Europa, dove si guarda a noi come riferimento per raggiungere anche nelle altre Nazioni quanto questa Società è stata capace di ottenere in Italia e come punto di forza per raggiungere, insieme, obiettivi sopranazionali. Si darà vita ad una rivista scientifica comune che, è vero, partirà con Impact Factor zero, ma starà a noi tutti darci da fare per portarla ad una valutazione diversa da quella iniziale. I siti internet delle Società nazionali saranno collegati fra loro e nella home page saranno inserite le relazioni giudicate più importanti. E si incomincerà con le due letture tenute a Stoccarda e Vienna. Questo collegamento conferirà una visibilità di dimensione sopranazionale europea. Ma, soprattutto, saranno elaborati protocolli di ricerca, studi multicentrici e linee guida comuni. Che tutto questo ci venga, da una parte riconosciuto, e dall’altra proposto, a soli 5 anni dalla fondazione di questa Società, che mi permetto di definire splendida, non avremmo mai potuto immaginarlo quel recente 3 giugno del 2000.

Ecco perché ritengo non si possa parlare oggi di endoscopia chirurgica senza accostare questa dizione alla nostra ISSE e al coraggio. Quel coraggio che conosciamo, non come amore spericolato per il rischio, ma come virtù morale, culturale e sociale. Che ci consente di esercitare le nostre capacità più elevate in situazioni difficili e che si manifesta come azione completa e complessa, da perseguire fino al raggiungimento dell’obiettivo finale, con lungimiranza. Non sarò mai stanco di ripetere a me stesso che c’è sempre, nella vita, una misteriosa coerenza, un filo conduttore, una trama che qualcuno chiama vocazione o, addirittura, destino, che è necessario saper riconoscere e avere la forza di non tradire, se il desiderio vivo, quello vero, è di restare se stessi con entusiasmo, slancio, senso morale, cultura, soprattutto dignità, e di fare qualcosa che valga. Tutto questo noi dell’ISSE lo abbiamo vissuto intensamente. Ed è certo, ripeto, non dimenticheremo chi ci ha teso la mano.

Consentitemi, infine, di indirizzare un bravo ed un grazie sentito a Gaspare Genova. Se li è proprio meritati, per l’organizzazione di questa manifestazione scientifica. Organizzazione che sappiamo puntigliosa e di grande qualità. Grazie ai Presidenti e ai Moderatori delle sessioni. Grazie, soprattutto, ai Relatori per il tempo che hanno dedicato all’elaborazione dei loro lavori, che ascolteremo con piacere ed interesse. E grazie ai partecipanti, per aver individuato in questo evento un momento importante della loro formazione continua.

Ma, come è stato affermato, questa orgogliosa marcia di rinnovamento è precipitata nel baratro di un processo insignificante nel momento stesso in cui si è realizzata. Perché a forza di rimuovere tabù, il movimento non solo ha eliminato le visioni errate esistenti, ma ha perso anche l'attitudine stessa a darsi una visione duratura. Due le cause fondamentali. L’incapacità della generazione del ‘68 di creare uno spazio per la generazione successiva e il fallimento della possibilità di trasformare in realtà un’ideologia e, di conseguenza, il fallimento dell’ideologia stessa. Di qui, oggi, una crisi strutturale del sistema sanitario e uno stato di totale confusione organizzativa. Associazioni scientifiche difendono per la categoria dei loro associati, in ambiente ospedaliero, un’attività la cui esecuzione forse non compete. Direttori Generali decidono l’istituzione di Unità Operative in modo discrezionale e, altrettanto in modo discrezionale, ne scelgono i Direttori, che potrebbero essere sostituiti in caso di sostituzione del Direttore Generale che li ha nominati. Direttori delle Unità Operative assegnano mansioni ed incarichi in modo discrezionale ai Dirigenti del loro staff. Mass media selezionano e amplificano due principali tipi di messaggi. Lo scandalo dei servizi che non funzionano e la straordinarietà dei progressi scientifici e tecnologici che incrementano le aspettative attraverso la spettacolarizzazione dei progressi medici. E la crescita delle aspettative da parte del paziente e dei suoi parenti conduce ad un’ampia e diffusa conflittualità, come dimostrano le 25 mila vertenze l'anno per malpractice che si registrano, oggi, in Italia. Vertenze che, addirittura in 3 casi su 4, si concludono con l’assoluzione del sanitario. È gioco forza, allora, che davanti a questi eventi, con i quali non ha dimestichezza, il medico si senta in balìa di qualcosa che non riesce a controllare, anche perché non ha in pugno gli strumenti che gli consentano di prevenire o ridurre gli effetti di possibili errori professionali. Ecco, allora, presentarsi la medicina della paura.

Alle Autorità, agli Invitati, ai Relatori, ai Partecipanti, agli Sponsor, all’Organizzazione, a tutti, insomma, grazie. E buon lavoro.

   
   
 
         
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