aaaaaa a aaaaaa a
       
       
   
 

Il sogno ISSE: stato dell'arte.

Convegno internazionale: Le urgenze in Endoscopia Digestiva.

Tarquinia, 20 gennaio 2005

 
 
   
 

Esiste un concetto del nulla, secondo Bertrand Russel, per cui "il nulla è già qualcosa". È un varco, quello del nulla, dal quale si può cogliere la visione della vita da un'angolazione privilegiata, una dimensione tridimensionale, di profonda serenità interiore, la magnificenza della perfezione. Anche se si afferma, poi, che il sogno sia di breve durata. Forse è stato così anche per noi, quando ci hanno parato davanti il nulla. Il sogno che ne abbiamo ricavato, però, non nasceva dalla serenità, ma dall’angoscia e dalla rabbia. Che sia durato poco, invece, è probabilmente vero. Perché alle immagini si sono progressivamente sostituiti i fatti.

Non mi sembra opportuno ritornare su tutto ciò che è stato fatto in questi quattro anni e su quanto si dovrà fare nei prossimi quattro. Tutto è stato già detto rispettivamente nell’ultimo resoconto annuale, pubblicato sul primo numero dei nostri Quaderni e nel “Documento programmatico dei candidati alla Presidenza per il quadriennio 2005-2008”. Ritengo utile, invece, ricordare alcuni punti per quanto riguarda il passato e precisarne altri che vedranno impegnata la Società nei prossimi mesi.

Cari Colleghi,

Come già ho avuto modo di comunicare all’inizio dell’anno, con Maria Antonietta Pistoia siamo dell’opinione che per la disciplina endoscopica sia fondamentale l’attività della nostra Associazione, sia in ambito nazionale, sia al di là dei confini del nostro Paese. Di conseguenza, entrambi ci accingiamo alla nostra missione con un certo timore reverenziale. Da un lato, perché sappiamo che ci aspetta il compito di contemperare la dinamica di un movimento che riunisce gli uomini e l’area in cui lavorano con il grande rigore di pensiero e di metodo, cui abbiamo sempre fatto riferimento. Dall’altro, perché ci riempie di orgoglio adempiervi, con entusiasmo ed abnegazione, consci come siamo che il prossimo quadriennio sarà fondamentale per l’assetto organizzativo della nostra Società.

Pertanto, considero un grande onore, ben al di là dei miei meriti e delle mie capacità, essere qui, oggi, ad esporre a questa Assemblea ciò che pensiamo dell’endoscopia chirurgica e della nostra Società. E il mio ringraziamento, veramente sincero, va a tutti coloro che mi hanno sostenuto, con i fatti e con l’incoraggiamento. E, soprattutto ai due Presidenti che si sono alternati nel precedente mandato. Loro hanno tracciato la strada. A loro si rifaranno il mio operato e quello di Maria Antonietta Pistoia.

Permettetemi di affermare che ritengo non si possa parlare di endoscopia chirurgica senza accostare questa dizione al coraggio. Quel coraggio che conosciamo, non come amore spericolato per il rischio, ma come virtù morale e sociale. Che ci consente di esercitare le nostre capacità più elevate in situazioni difficili e che si manifesta come azione completa e complessa, da perseguire fino al raggiungimento dell’obiettivo finale, con lungimiranza. Non sarò mai stanco di ripetere a me stesso che c’è sempre, nella vita, una misteriosa coerenza, un filo conduttore, una trama che qualcuno chiama vocazione o, addirittura, destino, che è necessario saper riconoscere e avere la forza di non tradire, se il desiderio vivo, quello vero, è di restare se stessi con entusiasmo, slancio, senso morale, soprattutto dignità, e di fare qualcosa che valga. Tutto questo noi lo abbiamo vissuto intensamente. Ed è certo, non dimenticheremo chi ci ha teso la mano.

L’obiettivo di prima istanza che i Soci Fondatori si sono dati, all’atto della fondazione dell’ISSE, era rappresentato dall’equipollenza del servizio prestato in Endoscopia con quello prestato in Chirurgia Generale. Questa è arrivata con il DMS del 5 luglio 2002, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 208 del 5 settembre dello stesso anno ed ha condotto in breve tempo all’istituzione di alcune Unità Operative di Endoscopia chirurgica in Lombardia. Oggi queste Unità sono molto più numerose e diffuse in quasi tutte le Regioni italiane. Altro riconoscimento cardine è venuto il 1 agosto 2002, quando con Repertorio n. 1516, rettificato con Atto Repertorio n. 1518 del 25 settembre 2002, il Ministero della Salute e la Conferenza Stato-Regioni hanno firmato le linee guida per l’organizzazione delle attività di Day Surgery. Le prestazioni endoscopiche vengono riconosciute come “interventi e procedure chirurgici”, effettuabili in regime di Day Surgery. Inutile soffermarsi sull’importanza e sulle conseguenze di questo riconoscimento, tanto esse sono evidenti. Infine, il DMS del 26 maggio 2004, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 200 del 26 agosto dello stesso anno, decreto che ci teniamo a precisare non è stato voluto dalla nostra Società, ha sancito che per coloro che, alla data di entrata in vigore del DMS del 5 luglio 2002, non avessero maturato i requisiti previsti per l'accesso all'incarico di struttura complessa, il servizio prestato in “Endoscopia digestiva comprensiva di: diagnostica e chirurgia endoscopica; &ul; endoscopia chirurgica; &ul;”, già equipollente alla gastroenterologia, deve essere considerato equipollente alla chirurgia generale e utilizzato quale titolo per la partecipazione a concorsi per incarico di struttura complessa in tale disciplina. Un riconoscimento importante, senza dubbio, ma che richiederà, a mio avviso, anche molta molta attenzione da parte nostra.

L’ossatura della Società è stata creata. Sono state attivate le Sezioni regionali, sono stati effettuati 4 Congressi nazionali e alcuni regionali, è stato attivato il Consiglio delle Sezioni Regionali, allargato per volontà del Presidente Norberto all’intera composizione dei Consigli Nazionale e Regionali. Abbiamo dato vita al sito web della nostra Società e ad una Newsletter, che ha facilitato, nei quattro anni trascorsi, la trasmissione delle notizie nella nostra Associazione. Ma ci siamo resi conto anche che la nostra professione, ed ora sta incominciando ad accadere anche per la nostra disciplina endoscopica, ha soprattutto bisogno di un’informazione che sia, sì di carattere professionale-scientifico, ma anche amministrativo, organizzativo, e, purtroppo, ampiamente medico-legale. Così, abbiamo percepito la necessità di uno strumento che possa dare origine ad un cambiamento. Che serva, insomma, non solo a diffondere notizie, ma che consenta di far sapere a tutti quale attività ci sia nelle Sezioni regionali e che rappresenti una specie di blocco per appunti, su cui annotare ciò che ognuno, poi, svilupperà nella maniera che riterrà più idonea. È nato, così, da alcuni giorni, quello strumento che, con il nome “Quaderni dell’ISSE”, amplierà le possibilità di capillarizzare l’informazione e, inserito nel web, ci consentirà di interagire fra noi e fornirà alla comunicazione la caratteristica di essere ampia, democratica, partecipativa.

Ci rendiamo conto che non tutto ha funzionato come avrebbe dovuto, ma siamo anche pronti ad intervenire per apportare le opportune modifiche, in modo che gli ingranaggi, oliati adeguatamente, funzionino in modo appropriato. È ciò che ci aspetta che ci mette timore, perché la Società scientifica dovrà subire di per sé delle modifiche tali, che la renderanno diversa da quella che è oggi, nella sua essenza.

Infatti, la Sanità italiana attraversa una crisi della quale non sembrano intravvedersi soluzioni a breve o, come si è soliti dire, dietro l’angolo. Alcuni cercano di far passare il concetto che la crisi economica sia l’unico aspetto negativo della situazione attuale della Sanità del Paese. Ne sarebbe esempio la difficoltà di raggiungere un accordo per il rinnovo del contratto di lavoro. È probabile, invece, si tratti di una crisi strutturale del sistema sanitario, che non riesce a trovare la forza e la capacità di rilanciare il Sistema vitale dell’infrastruttura sociale, qual è il ruolo dei medici nella Sanità italiana. C’è da pensare, insomma, che non manchino solo i soldi, ma che la crisi del mondo medico sia la spia di qualcosa che ormai non funziona più e che occorra cambiare il sistema in modo radicale. E gli utenti non riescono ad accettare il concetto che, se tutto va bene, non si possano trovare le risorse per l’assistenza indispensabile. Anche la nostra Società dovrà porsi questo problema e chiarire cosa occorra fare in una situazione come l’attuale. Occuparsi e discutere solo di argomenti affascinanti, ma avulsi dai problemi reali della Professione, può farci correre il grave ed insensato rischio di chiuderci nella turris eburnea di uno sterile intellettualismo e di farci perdere di vista la concretezza dei problemi sul tappeto. In questo ambito, continuare a lavorare “in perdita”, come stiamo facendo da anni nei nostri Servizi, è un argomento non più accettabile e la soluzione va ricercata con impegno e decisione. E, ciò potrebbe richiedere di modificare la modalità di erogazione del nostro servizio.

Molti temi dovranno essere oggetto di attenzione e riflessione organizzativa, per procedere all’attuazione in tempi brevissimi. Ci riferiamo alla legislazione sull’ECM, al ruolo previsto dal Decreto sulle Società Scientifiche dal Decreto Ministeriale 31 maggio 2004, ai Decreti attuativi sulle sperimentazioni cliniche, al significato e agli strumenti del Governo Clinico.

La crescente pressione in tutti i Paesi sviluppati per migliorare la qualità dei Servizi Sanitari e la soddisfazione dei pazienti ha aperto un ampio dibattito su quali siano i sistemi idonei a valutare e migliorare la qualità in medicina. Gli approcci basati sulle iniziative professionali e sulla revisione fra pari hanno denotato difetti e limitazioni, tanto quanto gli approcci manageriali che insistono, spesso esclusivamente, sull’attivazione ed il monitoraggio del Sistema Qualità. Che è visto unicamente come insieme spersonalizzato di procedure e processi avulsi dalle problematiche legate all’individualità dei singoli e alle interazioni di gruppo. Così, è sempre più evidente che i processi di certificazione/accreditamento delle strutture non possono essere disgiunti dall’accreditamento/formazione continua dei professionisti. Proprio la centralità del processo di formazione continua e dell’aggiornamento professionale, recepita come elemento-chiave del sistema, sta diventando il presupposto per una cultura che valorizzi il “lifelong learning” ed il contributo per il miglioramento continuo della qualità. Nasce di qui il DMS del 31 maggio 2004, che rende irrinunciabile una revisione strutturale delle entità formative di supporto, sia nazionali che periferiche, che devono essere rilanciate come istituzioni operative, senza ambire a diventare Provider. Questo status, infatti, spetterà esclusivamente alle Istituzioni Nazionali individuate dai Decreti. Si ripropone, così, l’esigenza di creare un organismo unico ed armonico che coinvolga le realtà delle Sezioni regionali nei processi nazionali di formazione, sotto il coordinamento del Provider Nazionale ISSE. Questo comporterà la necessità di individuare il ruolo e il livello di intervento di strutture come le istituzioni regionali, per le quali è escluso il ruolo di Provider. Il tutto gestito e coordinato dal riconoscimento della Società secondo il Sistema di Qualità (ISO 9001), che dovrà essere applicato alla nostra Società prima dell’estate.

Riteniamo che l’evoluzione della normativa sugli studi clinici imponga la costituzione di un settore che si occupi organicamente di una materia che è stata profondamente riformata dal Decreto Legislativo 24 giugno 2003, n. 211, relativo all’“Attuazione della direttiva 2001/20/CE relativa all’applicazione della buona pratica clinica nell’esecuzione delle sperimentazioni cliniche di medicinali per uso clinico”. Con la sua pubblicazione (Gazzetta Ufficiale n. 184 del 9 agosto 2003) si è avviato il percorso che, attraverso i decreti attuativi, porterà a definire le norme relative alle sperimentazioni cliniche. Quelle comprese negli Studi di Fase e quelle relative agli Studi Osservazionali, siano essi strutturati o spontanei.

Dovremo prendere in considerazione il Governo Clinico, del quale tutti parlano e sul quale si organizzano, a iosa, Convegni e Conferenze. Un ruolo fondamentale in un prossimo futuro, anche se riteniamo che pochi, oggi, sappiano darne una convincente e corretta definizione e, soprattutto, chiarirne il significato in rapporto all’endoscopia. Il Governo Clinico rappresenta il modo naturale attraverso il quale i Medici possono gestire correttamente i processi di cura e partecipare alle attività cliniche con modalità che rendano questi processi verificabili e pesabili all’interno del quadro economico del sistema. In breve, riteniamo si possa affermare che il Governo Clinico sia costituito dalla sintesi tra eccellenza della cura, verificabilità, pesatura dell’attività professionale e coerenza con il finanziamento del servizio. Un aspetto evolutivo, dunque, che non sarà assolutamente possibile trascurare. Anzi, le modalità di applicazione di questo modello generale all’endoscopia dovrebbe essere l’obbiettivo di una nostra precisa iniziativa di politica professionale che dia luogo, possibilmente, ad un Convegno di studio. Questo ci offrirebbe l’opportunità e l’occasione per aprire un confronto con le associazioni mediche, lo Stato, le Regioni, i Sindacati medici e l’industria, su questi e su altri aspetti legati alla riorganizzazione della Professione.

Ai Soci sta giungendo, in questi giorni, la disdetta delle polizze assicurative accese per l’endoscopia come insieme di prestazioni legate alla disciplina internistica, cui fanno riferimento il tariffario dell’attività ambulatoriale e il complesso sistema dei DRG per quanto prestato in regime di ricovero. Si va, dunque, organizzando progressivamente quella tela che ha, nella trama, le nostre prestazioni endoscopiche e, nell’ordito, la disciplina chirurgica. E noi stiamo valutando la possibilità e percorrendo la strada di concordare per i Soci una polizza che offra, per le nostre prestazioni chirurgiche dell’endoscopia, ampie garanzie con costi ridotti. Mi fa piacere dire che siamo vicini al traguardo.

Come si può osservare, dunque, tanti sono i temi che ci vedranno impegnati nei prossimi mesi. Imperativo categorico sarà non fermarsi alle parole. E le premesse sembrano esserci. Mi riferisco ai “Quaderni dell’ISSE”, già online da qualche giorno, che dovremo impegnarci a scrivere. È mia opinione che in questi Quaderni stia l’essenza e l’anima della nostra Società. Perché si fa sentire forte il bisogno di cambiare, evolvere, innovare. E il cambiamento, lo sappiamo bene, ha bisogno di condivisione e di consenso. Che spesso unisce e talvolta divide. Di una cosa, però, sono certo. Quello cui abbiamo dato vita quattro anni or sono è un progetto importante. E in ogni progetto di grande livello non ci può essere posto per il concetto di fallimento. Forse, l’eventualità sì. Tuttavia, se la discussione sarà democratica, l’organizzazione efficiente, la distribuzione dei compiti aperta e lungimirante, anche gli spazi per l’eventualità saranno ridotti al lumicino. Perché quel sogno che si realizza nella nostra Società saprà reperire quegli spunti e quell’entusiasmo necessari ad adempiere il lavoro che abbiamo davanti.

Ovviamente, con la partecipazione, l’impegno e il sacrificio di tutti.

Grazie per la vostra pazienza.

   
   
 
         
                                                                                       Home  
         
         
a a aaaaa aaaaa a