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Problemi medico-legali
 
 
   
 

I problemi medico-legali di maggiore rilievo sono costituiti dalla consapevole accettazione da parte del paziente dei rischi connessi alle procedure endoscopiche (esclusi quelli correlati a condotte colpose dei sanitari), accettazione ottenibile solo mediante la formulazione del consenso informato. In questo modo sarà possibile delimitare l'indagine medico-legale dell'eventuale danno che si è manifestato nel paziente (infezione) ad un ristretto numero di evenienze realisticamente indagabili e semplificare, in questo modo, tutti i problemi di accertamento del nesso di causalità che, già di per sé ardui, potrebbero divenire insormontabili.  

In questo senso diventa fondamentale poter rintracciare tutte le informazioni che riguardano la procedura. Così, la documentazione che riguardi la metodica impiegata e il conferimento del relativo consenso può costituire, oltre che una premessa indispensabile per la legittimazione dell'atto medico, un momento di notevole valore medico-legale, atto a fornire elementi di valutazione in caso di contenzioso.

A questo proposito, in analogia con quanto previsto in altri settori della medicina (trasfusioni, chirurgia), la formulazione del consenso deve essere espressa in forma scritta, utilizzando una modulistica appropriata che contenga in forma chiara i dati necessari ad illustrare le finalità della metodica e farne comprendere i benefici prevedibili rispetto ai rischi ad essa correlata. Questo del resto non fa che dare applicazione estensiva all'articolo 31 del Codice deontologico, il quale, come è noto, prevede l'obbligo del consenso scritto in tutti i casi in cui si renda opportuna una manifestazione non equivoca della volontà del paziente..

La modulistica dovrebbe poi contenere altri dati, che comprendano una succinta ma completa anamnesi del paziente “orientata al problema”, idonea cioè non solo a definire le malattie precedenti e le ragioni per le quali viene effettuata l'indagine o il trattamento endoscopico, ma anche il profilo del paziente in ordine ad eventuali infezioni pregresse (sieropositività per epatite B e C, naturalmente per HIV, storia di ulcera gastro-duodenale e di gastriti in genere ai fini del rischio di trasmissione dell'Helicobacter pylori, esecuzione di precedenti esami endoscopici, trattamenti odontoiatrici in atto).

 

Il documento sottoposto al paziente dovrebbe infine riportare l'indicazione delle procedure di pulizia e disinfezione delle apparecchiature utilizzate.

Esso dovrebbe essere sottoscritto prima dell'esecuzione della procedura dal paziente ai fini della formulazione del consenso, ma anche allo scopo di assumere piena responsabilità di quanto dichiarato nella parte anamnestica. A sua volta la firma del medico dovrebbe garantire quanto illustrato della procedura adottata e dei sistemi di pulizia e disinfezione della strumentazione, che in tal modo verrebbero resi noti preventivamente, sollevando la struttura sanitaria da sospetti di dichiarazioni non veritiere, fornite magari “a posteriori” al solo scopo di allontanare i dubbi di scarsa igiene delle apparecchiature. Questa impostazione, che non comporta un particolare appesantimento degli oneri per il medico, costituisce uno strumento di conoscenza di non trascurabile utilità per dirimere eventuali questioni di ordine medico-legale legate alla trasmissione di infezioni.

Per quanto rare, queste procedure costituiscono un’evenienza possibile e probabilmente sottostimata, con tipologie di danno che vanno da una batteriemia transitoria, sostanzialmente innocua, alla trasmissione di malattie tendenti alla cronicizzazione (Helicobacter pylori, epatite B e C) con variabili profili di invalidità, talora molto gravi, fino alle sepsi letali, che, per fortuna, vanno quasi esclusivamente circoscritte ad epoca precedente all'entrata in uso degli endoscopi completamente immergibili e della strumentazione accessoria non riutilizzabile.

Come sappiamo, in caso di asserita e presunta infezione trasmessa da procedure endoscopiche, i problemi dell'accertamento della responsabilità dell'operatore sono particolarmente difficoltosi. Questo, sia perché l'infezione viene evidenziata in epoca tardiva rispetto all'esame o al trattamento, con possibile modifica dello stato dell'apparecchiatura, sia perché sono noti casi in cui l'esame colturale risulta negativo anche in presenza di endoscopi contaminati. La causa di questa evenienza è da attribuire al fatto che l'indagine infettivologica sull'apparecchio non è soddisfacente nei casi di trasmissione da paziente a paziente, perché lo strumentario funge esclusivamente da veicolo. Esistono oggi in commercio apparecchiature che forniscono su documentazione cartacea tutti i particolari della metodica utilizzata per la disinfezione dello strumento utilizzato.

Novembre 2008

   
   
 
         
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